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Eos Investment Management investe in private equity e clean energy Mongillo (ceo): “Affianchiamo le aziende nella doppia transizione” DI MASSIMILIANO CARRÀ

Sostenibilità e innovazione sono i due driver principali che stanno trainando gli investimenti nell’era post Covid-19, dove l’attenzione agli effetti del cambiamento climatico e alla rivoluzione tecnologica e digitale sono elementi imprescindibili sia delle politiche governative, sia della crescita del business delle imprese. Anche in virtù del fatto che sono gli stessi investitori e consumatori che chiedono alle aziende ‘strade alternative’. E in questa direzione, le competenze e l’approccio imprenditoriale sono due armi fondamentali, come racconta in questa intervista a PRIVATE Ciro Mongillo, ceo e founding partner (insieme a Natalino Mongillo) di Eos Investment Management, il gruppo nato nel 2014 come gestore specializzato in alternative assets. E da sempre vocato alla sostenibilità, con due strategie d’investimento prevalenti: mid-market private equity e clean energy.

Con quale scopo è nato Eos Investment Management Group?
Con base a Londra, abbiamo voluto fin da subito guardare al mondo degli investimenti alternativi con Compagni di viaggio Eos Investment Management investe in private equity e clean energy Mongillo (ceo): “Affianchiamo le aziende nella doppia transizione” DI MASSIMILIANO CARRÀ PRIVATE 58 PRIVATE PRIVATE EQUITY PRIVATE 59 Ciro e Natalino Mongillo un approccio internazionale, prima verso il Lussemburgo e poi anche in Italia, dove adesso realizziamo una importante concentrazione di attività. Con un focus iniziale in green energy e successiva espansione al segmento del private equity, abbiamo l’obiettivo di mobilitare capitale privato nella transizione dell’economia reale verso nuovi e più elevati livelli di sostenibilità, con imprenditorialità e innovazione quali fattori abilitanti chiave. Al gigantismo delle masse in gestione preferiamo un approccio tailor-made e molto specializzato. Siamo una boutique che sta lanciando il quarto fondo: ne abbiamo due di prima generazione e altrettanti di seconda. E, complessivamente, gestiamo attivi per oltre 350 milioni di euro. Inoltre, siamo dotati di una struttura molto managerializzata che, oltre a vantare team d’investimento dedicati alle due strategie e con ampio track record, può contare su un’ampia infrastruttura operativa, che ci permettere di internalizzare diverse funzioni chiave (sustainability, finance, operations, risk and control).

Entrando nel dettaglio, qual è il vostro target e settore di riferimento?
Siamo focalizzati su leader in nicchie caratterizzate da elevata specializzazione, ma allo stesso tempo da interessanti opportunità di crescita dettate dallo sviluppo internazionale, dalla spinta verso una maggiore sostenibilità del business model e dalla introduzione di elementi di innovazione sia nel modello di business che nei processi. Guardiamo, quindi, alle aziende italiane che occupano o hanno il potenziale per occupare posizioni da leader a livello internazionale: quelle piccole multinazionali che si contraddistinguono per capacità tecniche e tecnologiche, ma anche e soprattutto per la customizzazione delle proprie soluzioni. Di conseguenza, i nostri settori di riferimento sono proprio quelli di eccellenza delle pmi italiane: Manufacturing specializzato, Servizi al business, Prodotti consumer/made in Italy ed Healthcare.

Cosa vi contraddistingue dagli altri vostri competitor che sono presenti nel mercato?
Oggi si fa presto a dire “investire sostenibile”. Noi ci differenziamo perché affianchiamo l’azienda e, quindi, l’imprenditore nel processo di transizione. La nostra parola chiave è competenze. Anche perché il nostro è un gruppo indipendente a vocazione imprenditoriale che combina un orientamento alla creazione di valore di matrice industriale, con un approccio hands-on nell’indirizzo e gestione delle società in portafoglio, e un focus particolare sulla transizione dell’economia reale verso i nuovi paradigmi della sostenibilità e dell’economia circolare, con imprenditorialità e innovazione quali fattori abilitanti chiave.

Anche perché siete attivi anche nel segmento delle infrastrutture energetiche
Sì e siamo orgogliosi di poterci annoverare tra i precursori in Italia, e tra i primi in Europa, nello sviluppo, costruzione e gestione di impianti di energia da fonti rinnovabili senza ricorso a incentivi pubblici. In particolare, essendo focalizzati nel greenfield, siamo attori principali della transizione energetica in Italia, contribuendo a rafforzare la capacità di produrre nuova energia verde, senza drenare risorse pubbliche che possono essere liberate per altri ambiti di intervento a impatto ambientale.

Volendo un po’ tirare le fila di quanto successo negli ultimi mesi, qual è secondo voi l’impatto che sta avendo il Covid-19 sul private equity? Avete osservato degli effetti rilevanti? Oltre ad aver comportato danni misurabili in molti settori, il Covid-19 ha portato a una generale necessità di rafforzare molti processi, in particolare quelli relativi all’area health & safety. Tuttavia, crediamo che l’effetto più rilevante sia la rivisitazione dei business model, spesso accelerando e anticipando evoluzioni precedentemente raggiunte e ritenute necessarie. Basti pensare alle soluzioni “remote” che dal semplice “remote working” ora passano alla “remotizzazione” di interi processi produttivi.

Il Pnrr però può essere una grande chanche, no?
È una grande opportunità, ma da solo non basta. Noi vogliamo affiancare l’imprenditore che ha preso coscienza della trasformazione in atto, accompagnandolo in un processo di transizione. Inoltre, anche se la visione internazionale è fondamentale per leggere i trend in anticipo, la presenza locale deve essere costante. Soprattutto in un mercato, come quello italiano, costituito da tantissime piccole realtà, spesso familiari. Così, oltre ai nostri uffici internazionali (a Londra e Lussemburgo), abbiamo aperto anche a Milano, con dei team fortemente radicati sul territorio. Il nostro ruolo di investitori e partner dell’impresa certamente facilita nel dare disciplina, finanziaria e tecnica, per cogliere al meglio le opportunità offerte dalle misure pubbliche previste nel Piano, con particolare riferimento a quelle legate alla transizione ecologica e alla digitalizzazione.

E guardando proprio all’anno in corso, quali sono secondo voi i settori da tenere sott’occhio?
Nel 2022 i settori di interesse non sono cambiati. Tuttavia, si stanno aggiungendo – all’interno dei settori target – segmenti le cui crescite sono spinte o accelerate dalla ricerca di soluzioni più compatibili con un corretto uso delle risorse, dell’energia e soprattutto una riduzione del carbon footprint. La nostra visuale non è solo settoriale, ma è indirizzata a quelle aziende che meglio di altre hanno o avranno la capacità di evolvere verso business model caratterizzati da maggiore sostenibilità, circolarità e innovazione e, da ultimo, costruire e mantenere solidi vantaggi competitivi.

E da voi cosa dobbiamo aspettarci?
A breve saremo sul mercato per il lancio del secondo fondo di private equity: Eos Pe Next Evolution Fund II, che è stato pensato per sostenere le aziende italiane nel processo di transizione. E sarà fortemente orientato a intercettare e valorizzare quelle realtà che condivideranno con noi l’importanza di rendere la propria attività, i modelli di business, i propri processi aziendali e la propria “cultura aziendale”, più sostenibile e orientata all’innovazione tecnologica. È, infatti, indispensabile concentrarsi su quelli che saranno i fattori di successo: attenzione agli elementi elementi Esg, trasformazione digitale e accesso a nuove tecnologie, formazione e acquisizione di capitale umano in grado di capire e governare queste transizioni.

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